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Politica, cultura, società

Quattro giorni fa l’esercito del califfato ha ucciso il Comandante Avesta, giovane donna di 24 anni in forza al Pkk, in lotta contro i terroristi dell’Isis. Il proliferare di regimi integralisti è solo una delle nefaste conseguenze prodotte dalle guerre degli Stati Uniti e dell’occidente. Da un lato la minaccia costante all’esperienza delle democrazie sudamericane, dall’altro la complicità con il massacro del popolo palestinese, la guerra infinita in medio-oriente, ed una enorme responsabilità nel sanguinoso colpo di stato in Ucraina, rispetto al quale ancora oggi viene preferita la strumentalizzazione geopolitica ad una soluzione del conflitto. “Verso una terza guerra mondiale?”, quale sarà il ruolo delle sinistre europee nello scenario politico internazionale? Mercoledì 24 alle ore 20:30, ne discutiamo con: Giulietto Chiesa, Francesco Maringiò, Yilmaz Orkan (Congresso Nazionale Kurdiatan), Yousef Salman (delegato in Italia per la Mezzaluna Rossa Palestinese), Luigi Vinci e Danilo Borrelli.
Claudio Grassi

Quattro giorni fa l’esercito del califfato ha ucciso il Comandante Avesta, giovane donna di 24 anni in forza al Pkk, in lotta contro i terroristi dell’Isis. Il proliferare di regimi integralisti è solo una delle nefaste conseguenze prodotte dalle guerre degli Stati Uniti e dell’occidente. Da un lato la minaccia costante all’esperienza delle democrazie sudamericane, dall’altro la complicità con il massacro del popolo palestinese, la guerra infinita in medio-oriente, ed una enorme responsabilità nel sanguinoso colpo di stato in Ucraina, rispetto al quale ancora oggi viene preferita la strumentalizzazione geopolitica ad una soluzione del conflitto.

“Verso una terza guerra mondiale?”, quale sarà il ruolo delle sinistre europee nello scenario politico internazionale? Mercoledì 24 alle ore 20:30, ne discutiamo con: Giulietto Chiesa, Francesco Maringiò, Yilmaz Orkan (Congresso Nazionale Kurdiatan), Yousef Salman (delegato in Italia per la Mezzaluna Rossa Palestinese), Luigi Vinci e Danilo Borrelli.

Claudio Grassi

La Regione Veneto avrebbe potuto fare molte cose, se non le ha fatte è colpa di chi sta a Venezia e governa, non di chi sta a Roma.  I veneti di solito parlano poco e fanno tanto, Zaia parla parecchio, da anni. La mia intervista di oggi sul Corriere del Veneto.
Alessandra Moretti

La Regione Veneto avrebbe potuto fare molte cose, se non le ha fatte è colpa di chi sta a Venezia e governa, non di chi sta a Roma.
I veneti di solito parlano poco e fanno tanto, Zaia parla parecchio, da anni.
La mia intervista di oggi sul Corriere del Veneto.

Alessandra Moretti

8 motivi per cui non voglio avere figli | Sezin Koehler »

"Perderai un’occasione."
"Non capirai mai il significato della vita."
"Sarai incompleta."
"Te ne pentirai quando sarai anziana."
"Cambierai idea."
"Non sarai mai una donna vera."
"Non capirai mai veramente l’amore."

Me lo sono sentita ripetere un sacco di volte perché ho deciso di non avere figli.

Le mie ragioni per rimanere senza sono diverse (e non sono affari di nessun altro). Nonostante questo mi viene continuamente chiesto di giustificare la mia scelta. Ecco una selezione di motivazioni:

1. Economica: i figli costano. Nel 2013, crescere un figlio fino ai 18 anni costa mediamente a una famiglia benestante 304.480 dollari. Dare alla luce può costare tra i 3.296 e i 37.227 dollari. Mandare un figlio al college negli Stati Uniti costa tra gli 8.893 e i 22.203 dollari all’anno, a figlio. Mi ci vuole un drink; quei numeri mi fanno girare la testa.

2. Logistica: nonostante tutti gli avanzamenti sociali e culturali, le donne sono sempre quelle che devono prendersi cura dei figli, soprattutto negli anni formativi del bambino. Crescere un figlio prima che vada a scuola è più di un lavoro a tempo pieno. È h24, sette giorni alla settimana, senza sconti per buona condotta. Non sono in grado di stare in compagnia di altri esseri umani quando ho sonno, figuriamoci cosa farei con un figlio che dipende da me per Ogni. Singola. Cosa.

3. Ambientale: ci sono circa 153 milioni di orfani al mondo. Perché aggiungere un’altra bocca a un pianeta sovraffollato per seguire un imperativo biologico ed egocentrico che non provo? Se proprio dovrò, adotterò.

4. Fisica: il mio corpo ha già sofferto abbastanza nei suoi 35 anni di permanenza su questa terra. Lo stress post-traumatico dato dall’essere sopravvissuta a un attacco d’arma ha dato il colpo definitivo al mio sistema nervoso. Sono anche cresciuta all’estero e non sono stata bombardata dagli additivi e ai conservanti del cibo americano. Aggiungere un membro alla mia famiglia significherebbe smettere di mangiare cibo biologico e sano, perché non potremmo più permettercelo. Beh, non possiamo permetterci nemmeno un cancro.

5. Emotiva: ogni giorno lotto per gestire il disturbo post traumatico da stress. Avere la libertà di non dormire quando l’onda di panico mi colpisce è una manna dal cielo. Poter dormire per 12 ore ininterrottamente per recuperare è stata la mia salvezza. Lavoro da casa e decido da sola i miei orari, una situazione ideale. Mettici un bambino e cosa succederà quando mi sentirò depressa e non avrò la forza di uscire dal letto? O piangerò per una settimana intera? O nel bel mezzo delle sfuriate di rabbia che mi fanno totalmente perdere il controllo?

6. Sociale: l’ultima volta che ho controllato, il mondo era sottosopra. C’è una sparatoria in una scuola diversa ogni settimana in questo paese. E c’è pure questa cosa chiamata “cultura dello stupro" che permea ogni aspetto della società. Molti dei bambini di oggi probabilmente ne saranno o vittime o esecutori in un futuro non così distante. Andrò a farmi un altro drink, questa volta bello forte.

#YesAllWomen

7. Culturale: sono una third culture kid mezza americana, mezza singalese - una persona che ha passato i suoi anni di sviluppo al di fuori dei paesi dei propri genitori - addossandosi problemi identitari a volontà giorno dopo giorno. Vivo con il pensiero della diversità anche quando sono negli Stati Uniti. “Da dove vieni?” è la domanda che mi viene fatta più spesso. (Seguita dalla domanda a capo di questo articolo). E dovrei scaricare questo peso culturale su un innocente?

8. Di interesse: semplicemente, non mi interessano la miriade di cose spaventose che comportano il parto e la crescita di un figlio. Dolori vaginali, emorroidi, costipazione, doglie, congiuntivite, muco, vomito, diarrea, tracolli nervosi in pubblico, la fase dei due anni, ribellione adolescenziale, dire addio alla mia identità individuale. No. Grazie.

"Ma perché, Sezin, non ti interessa avere il figlio più intelligente, bello, talentuoso e speciale al mondo? Perché mai?!"

Perché amo dormire. Amo decidere i miei orari. Amo passare del tempo da sola, scrivere, amo il tempo che passo a sognare. Amo mangiare quasi 100% biologico. Amo farmi tatuaggi. Amo avere periodi di calma, un intero weekend per fare quello che mi pare. Amo la mia libertà. Con il mio lavoro creativo, un impiego che amo e un marito, adoro quelli che sono d’accordo con quello che ho scritto e sono felice, sana, soddisfatta come mai nella mia vita.

Tutto questo andrebbe a friggersi con l’arrivo di un figlio, perché beh, è la natura dei bambini. Un esserino che arriva nel tuo mondo e che dipende interamente e solamente da te. Il tuo universo si ridimensiona a misura sua e si muove con lui.

Preferisco avere accesso pieno a TUTTO quando voglio, non solo nei momenti in cui i miei figli si sono finalmente addormentati o in quei miseri minuti di tempo che avrei per fare una doccia. Ho aiutato degli amici con i loro figli. So di cosa stiamo parlando.

Perché mi viene sempre chiesto di giustificare la mia scelta? E perché mio marito - che ha fatto la stessa scelta - non è questionato quanto me?

Ecco perché abbiamo ancora bisogno del femminismo: nonostante tutti i progressi tecnologici, sociali e culturali, fare figli sembra ancora essere la tappa obbligata nella traiettoria di vita di una donna.

Ed ecco la mia risposta: non do per scontato che le mie personali scelte di vita siano così fondamentali e giuste da rendere meno umane o meno soddisfatte quelli che la pensano diversamente. Ho deciso di rimanere senza figli. E quindi? Non ho bisogno di partorire per essere una vera donna. Non ho bisogno di un figlio per sperimentare l’amore incondizionato e il sacrificio. Non ho bisogno di un bambino per essere felice. Decisamente non ho bisogno di un figlio per quando sarò anziana. E non cambierò idea; ho più di otto buone ragioni per non farlo. Come disse Anaïs Nin: “La maternità è una vocazione come tante altre. Dovrebbe essere scelta liberamente, non imposta alle donne”. Le critiche sono già abbastanza.

Lettori senza figli e supporter, siete i benvenuti a condividere le vostre storie qua sotto.

Renzi sul lavoro parla il linguaggio della destra | Stefano Fassina »

Il Presidente Renzi sul lavoro parla il linguaggio della destra. Tutti vogliamo eliminare le differenze di diritti tra lavoratori di serie A e di serie B. Ma la soluzione di allineamento prospettata da Renzi, per Decreto Legge sullo Statuto dei Lavoratori in caso il Parlamento avesse una posizione diversa, è la stessa invocata e adottata in questi anni dalle destre e dalle sinistre subalterne e, inevitabilmente, perdenti in tutta Europa: portare tutti in serie C!

Eravamo partiti con la promessa di introdurre il “contratto unico a tutele crescenti” per riconoscere, dopo tre anni, un minimo di tutele contro i licenziamenti ingiusti e ingiustificati, disboscare la giungla dei contratti precari e universalizzare l’indennità di disoccupazione, la tutela della maternità e altre tutele fondamentali. Abbiamo, invece, prima liberalizzato i contratti a termine e sostanzialmente eliminato i requisiti di stabilizzazione per l’apprendistato. Finiamo a sostenere l’emendamento della destra presentato in Commissione Lavoro al Senato che cancella l’art 18 dello Statuto dei Lavoratori senza alcun ridimensionamento dei contratti precari, senza un euro per l’estensione degli ammortizzatori sociali, senza alcuna risorsa per le politiche attive del lavoro.

Tuttavia, prima che le singole misure, è la lettura sposata dal Presidente del Consiglio oggi 16 settembre alla Camera davvero preoccupante. Il termine “apartheid” utilizzato oggi per descrivere le differenze di diritti tra lavoratori è lo stesso ripetuto da Monti, da Sacconi, da Ichino e dalla retorica conservatrice prima negli Stati uniti e poi nel Vecchio Continente da un quarto di secolo. È un termine odioso sul piano morale prima che economico perché scarica la responsabilità del dramma della disoccupazione e della precarietà dei più giovani su lavoratrici e lavoratori che da vent’anni hanno salari reali in diminuzione, oggi prendono poco più di 1000 euro al mese e sono così “garantiti” che perdono lavoro a centinaia di migliaia. È una lettura che alimenta la guerra tra poveri invece che concentrare l’attenzione, come dovrebbe fare una forza di sinistra, sull’esplosione della disuguaglianza e la concentrazione di reddito e ricchezza sul 10% e, in particolare, sull’1% della popolazione, come ben mostrano i dati elaborati dal Prof. Piketty nel suo volume “Il Capitale nel XXI Secolo" che presenteremo con l’autore alla Camera il 9 ottobre. Come rimarca con pietas verso la sinistra il finanziere miliardario Warren Buffet, nell’ultimo trentennio "c’è stato in effetti conflitto di classe e la mia classe ha vinto". Ma noi continuiamo a seguire il paradigma del conflitto generazionale. Così, aggraviamo le condizioni di tutti i lavoratori, giovani e meno giovani e aggraviamo la recessione.

È davvero surreale l’attenzione alle regole del mercato del lavoro in un quadro di decennale depressione. Dal Presidente di turno dell’Unione europea nel suo lungo intervento avremmo voluto ascoltare qualche passaggio sulla necessità di correggere la politica economica dell’euro-zona. Austerità cieca e svalutazione del lavoro hanno portato l’euro-zona, dopo sette anni di terapia, in una drammatica palude: Pil 3 punti percentuali ancora al di sotto del 2007, 7 milioni di disoccupati in più, centinaia di migliaia di piccole imprese chiuse, debiti pubblici saliti a livelli insostenibili e uno scenario di deflazione riconosciuto anche dalla Bce. Ma il Capo del Governo italiano rimuove il problema perché i rapporti di forza sul terreno politico, come confermato dalle nomine per la Commissione Junker, sono considerati immutabili. Anche l’Ocse, dopo 7 anni di raccomandazioni e previsioni sbagliate, riconosce la priorità del sostegno alla domanda aggregata per dare ossigeno alla ripresa. Noi, invece, insistiamo sulla strada della precarizzazione del lavoro.

A proposito di lavoro, oggi, avremmo voluto ascoltare dal Presidente del Consiglio, lettore di “Lo Stato innovatore" di Mariana Mazzucato, un annuncio su qualche misura di politica industriale per promuovere ricerca e innovazione in filiere strategiche (telecom e banda ultra larga, mobilità sostenibile, siderurgia, biotech, ecc) e rianimare una parte almeno delle centinaia di aziende oggetto dei tavoli di crisi disperatamente aperti al Ministero dello Sviluppo Economico per evitare licenziamenti e assistenzialismo di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori "garantiti". Avremmo voluto ascoltare qualche idea per agevolare il nostro prezioso tessuto di micro e piccole imprese a introdurre innovazioni di processo e di prodotto e competere su segmenti di mercato a elevato valore aggiunto. Oggi, avremmo voluto un passaggio davvero innovativo sulla redistribuzione del tempo di lavoro (contratti di solidarietà, pensionamento part-time, pensionamento flessibile) in un Paese che lavora in media 400 ore in più che nell’euro-zona e continua a dare incentivi fiscali al lavoro straordinario. Invece, nulla. Oggi, dopo la previsione della nostra recessione per il 2014 e della stagnazione per il prossimo anno, avremmo voluto ascoltare le linee guida per la Nota di Aggiornamento del Def e per l’impostazione della Legge di Stabilità in arrivo a breve. Invece, no news. È un silenzio foriero dell’ennesima manovra di galleggiamento?

Avremmo urgenza di un intervento espansivo, costruito intorno a misure una tantum, per rianimare l’economia reale e avvicinare nel medio periodo gli obiettivi, altrimenti, impossibili di deficit. Ma non sappiamo a due settimane dalla scadenza quale strada sceglie il governo.

La retorica anti-establishment italiano e europeo, copre, purtroppo, l’ubbidienza all’agenda dell’establishment. Caro Presidente Renzi, abbiamo cambiato 4 governi in 4 anni e conservato la medesima agenda. Vorremmo tenerci il suo e nostro governo e cambiare l’agenda.

Il consiglio #1 per chi ha a che fare con un narcisista
di Lindsey Ellison
Se hai a che fare, sei sposata o divorziata con un narcisista, allora sai quanto sia difficile farli ragionare. I narcisisti sono dei campioni della manipolazione. Appena incontrati sono intelligenti e affascinanti, ed è inevitabile averne un’alta considerazione (della quale ovviamente sono perfettamente coscienti), nella quale adorano crogiolarsi. Ma una volta che inizi a capire le loro tattiche e a mettere in dubbio i loro atteggiamenti - opposti a quelli tutti fascinosi di un tempo - si sentono subito minacciati. E iniziano a fare le vittime e ad accusarti di averli aggrediti, dandoti abilmente la colpa per la fine della vostra relazione, e per tutte le sfortune della loro vita.
E tu, dall’altra parte, provi a ragionarci, a fargli cambiare idea, obiettando a ogni attacco verbale punto per punto nella speranza che diano un taglio al loro atteggiamento irrazionale. Forse questa volta capirà, pensi. Se glielo spiego in questa maniera, capirà. Non può essere COSI’ limitato, glielo ripeterò ancora una volta.
Ma più glielo spieghi, più lui diventa freddo e manipolatore. Magari inizia a parlarti come fossi una bambina, una stupida. Tu non riesci a credere che una persona possa mancare a tal punto di empatia, così continui con le giustificazioni, provando a spiegarti - e più lo fai, più alimenti la sua fantasia narcisista di essere migliore e più furbo di chiunque altro.
I tentativi continui di spiegarti o di ottenere una reazione minimamente emotiva fa parte di quello che io chiamo il Vortice Narcisista- un buco nero e profondo che ti risucchia, senza vie d’uscita. E a meno che tu non lo capisca, arriverai a pensare di essere pazza, non amata, o peggio ancora, di non essere all’altezza dell’amore altrui, di essere condannata a rimanere sola per sempre.
Se non sei sposata e non stai cercando di chiudere una relazione con un narcisista, allora il giudizio dell’esperto è di non averci mai a che fare. Alla fine della relazione finirai per soffrire di crisi d’astinenza, come per una brutta abitudine.
Ma se invece stai divorziando da un narcisista, o devi sopportare una relazione genitoriale a lungo termine - come riuscire a sopportare le sue continue manipolazioni provando allo stesso tempo ad andare avanti con la tua vita? Potrebbe darti la colpa per gli errori più infimi (accrescendo così la sua malata autostima) o criticarti per qualsiasi tua scelta con i bambini. E dato che ha COSI’ ingiustamente torto, ti verrà da scrivergli una lunga mail per spiegargli le tue azioni, infilandoti inevitabilmente in un’interminabile battaglia scritta.
E a quel punto, ti troverai dentro il Vortice Narcisista. Devi ricordarti che quel vortice è una trappola. Rispondendogli (non importa come), alimenta il suo narcisismo - ovvero la sua falsa convinzione di essere meglio di te (o di chiunque altro). Così, se la manipolazione avviene via mail, ad esempio, per prima cosa domandati: merita una risposta? Ci sono davvero delle domande che necessitino di una risposta, ad esempio tipo economico durante il divorzio o logistiche legate ai bambini?
Sfortunatamente, i Narcisisti non riescono a scrivere una mail senza atteggiarsi a vittime o martiri, o senza mettere aggressivamente in discussione le tue capacità di persona adulta. Il vero segreto con un Narcisista è non rispondere, o quasi. Rispondere con un “sì” o un “no”, o semplicemente con frasi fattuali tipo “sì, andrò io a prendere i bambini domani alle 5”. Ignora tutte le altre frecciate mirate a scatenare una vostra reazione istintiva.
Se il tuo narcisista vuole parlarti al telefono di alcune questioni, lascia che ti faccia domande a cui rispondere con un sì o con un no. Se la conversazione vira su accuse o manipolazioni, digli semplicemente “Se c’è qualcosa di cui vuoi discutere, scrivimelo in una mail per favore”. E riattacca.
Non riuscirai mai a fargli cambiare idea. Non riuscirai mai a fargli capire il tuo punto di vista. Per quanto continuerai a provarci, sarai sempre intrappolata nel suo vortice, senza uscita.
Imparare ad avere a che fare con un narcisista non è semplice, e leggere un post non basta. Ci vogliono abilità, pratica, letture sull’argomento e talvolta persino una terapia. Ma qualunque cosa tu decida di fare, non provare a farlo da sola.

Il consiglio #1 per chi ha a che fare con un narcisista

di

Se hai a che fare, sei sposata o divorziata con un narcisista, allora sai quanto sia difficile farli ragionare. I narcisisti sono dei campioni della manipolazione. Appena incontrati sono intelligenti e affascinanti, ed è inevitabile averne un’alta considerazione (della quale ovviamente sono perfettamente coscienti), nella quale adorano crogiolarsi. Ma una volta che inizi a capire le loro tattiche e a mettere in dubbio i loro atteggiamenti - opposti a quelli tutti fascinosi di un tempo - si sentono subito minacciati. E iniziano a fare le vittime e ad accusarti di averli aggrediti, dandoti abilmente la colpa per la fine della vostra relazione, e per tutte le sfortune della loro vita.

E tu, dall’altra parte, provi a ragionarci, a fargli cambiare idea, obiettando a ogni attacco verbale punto per punto nella speranza che diano un taglio al loro atteggiamento irrazionale. Forse questa volta capirà, pensi. Se glielo spiego in questa maniera, capirà. Non può essere COSI’ limitato, glielo ripeterò ancora una volta.

Ma più glielo spieghi, più lui diventa freddo e manipolatore. Magari inizia a parlarti come fossi una bambina, una stupida. Tu non riesci a credere che una persona possa mancare a tal punto di empatia, così continui con le giustificazioni, provando a spiegarti - e più lo fai, più alimenti la sua fantasia narcisista di essere migliore e più furbo di chiunque altro.

I tentativi continui di spiegarti o di ottenere una reazione minimamente emotiva fa parte di quello che io chiamo il Vortice Narcisista- un buco nero e profondo che ti risucchia, senza vie d’uscita. E a meno che tu non lo capisca, arriverai a pensare di essere pazza, non amata, o peggio ancora, di non essere all’altezza dell’amore altrui, di essere condannata a rimanere sola per sempre.

Se non sei sposata e non stai cercando di chiudere una relazione con un narcisista, allora il giudizio dell’esperto è di non averci mai a che fare. Alla fine della relazione finirai per soffrire di crisi d’astinenza, come per una brutta abitudine.

Ma se invece stai divorziando da un narcisista, o devi sopportare una relazione genitoriale a lungo termine - come riuscire a sopportare le sue continue manipolazioni provando allo stesso tempo ad andare avanti con la tua vita? Potrebbe darti la colpa per gli errori più infimi (accrescendo così la sua malata autostima) o criticarti per qualsiasi tua scelta con i bambini. E dato che ha COSI’ ingiustamente torto, ti verrà da scrivergli una lunga mail per spiegargli le tue azioni, infilandoti inevitabilmente in un’interminabile battaglia scritta.

E a quel punto, ti troverai dentro il Vortice Narcisista. Devi ricordarti che quel vortice è una trappola. Rispondendogli (non importa come), alimenta il suo narcisismo - ovvero la sua falsa convinzione di essere meglio di te (o di chiunque altro). Così, se la manipolazione avviene via mail, ad esempio, per prima cosa domandati: merita una risposta? Ci sono davvero delle domande che necessitino di una risposta, ad esempio tipo economico durante il divorzio o logistiche legate ai bambini?

Sfortunatamente, i Narcisisti non riescono a scrivere una mail senza atteggiarsi a vittime o martiri, o senza mettere aggressivamente in discussione le tue capacità di persona adulta. Il vero segreto con un Narcisista è non rispondere, o quasi. Rispondere con un “sì” o un “no”, o semplicemente con frasi fattuali tipo “sì, andrò io a prendere i bambini domani alle 5”. Ignora tutte le altre frecciate mirate a scatenare una vostra reazione istintiva.

Se il tuo narcisista vuole parlarti al telefono di alcune questioni, lascia che ti faccia domande a cui rispondere con un sì o con un no. Se la conversazione vira su accuse o manipolazioni, digli semplicemente “Se c’è qualcosa di cui vuoi discutere, scrivimelo in una mail per favore”. E riattacca.

Non riuscirai mai a fargli cambiare idea. Non riuscirai mai a fargli capire il tuo punto di vista. Per quanto continuerai a provarci, sarai sempre intrappolata nel suo vortice, senza uscita.

Imparare ad avere a che fare con un narcisista non è semplice, e leggere un post non basta. Ci vogliono abilità, pratica, letture sull’argomento e talvolta persino una terapia. Ma qualunque cosa tu decida di fare, non provare a farlo da sola.

Disturbo di personalità - Wikipedia »

In psichiatria e psicologia clinica un disturbo di personalità indica manifestazioni di pensiero e di comportamento disadattivi che si manifestano in modo pervasivo (non limitato a uno o pochi contesti), inflessibile e apparentemente permanente, coinvolgendo la sfera cognitiva, affettiva, interpersonale ecc. della personalità dell’individuo colpito. Si parla di disturbo nel momento in cui tale manifestazione sintomatologica causa disagio clinicamente significativo.

I Disturbi di personalità sono disturbi mentali inclusi nei più diffusi manuali diagnostici internazionali (es. DSM) e differiscono dai disturbi clinici in quanto sono generalmentre egosintonici (per cui la persona difficilmente si rende conto di essere “affetta” da un disturbo e più frequentemente considera i sintomi come tratti peculiari del proprio stile di vita) e alloplastici (la persona tende a cambiare l’ambiente, non se stesso). Per una diagnosi di disturbo di personalità è necessario che la persona abbia raggiunto la maggiore età. Diagnosticare un disturbo di personalità in soggetti adolescenti è un tipico errore in quanto modificazioni ormonali e cambiamenti sociali rapidi potrebbero creare manifestazioni simili, ma non identificabili come veri e propri disturbi.

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